|
Il
termine di magia è usato per indicare una molteplicità di fenomeni,
a cominciare dal campo di sistemi di credenze ed altre
ritualizzazioni fino a quello del puro passatempo profano. La magia
è un fenomeno culturale (sociale e religioso) che s'incontra
dappertutto e in tutti i tempi. A tutt'oggi nella letteratura
scientifica non c'è unanimità nella definizione di magia, forse
perché tale consenso non è stato raggiunto neppure per altri termini
centrali della storia delle religioni, anzi neppure per il concetto
stesso di religione. Dal punto di vista dell'etnologia religiosa si
potrebbe dare della magia la seguente definizione descrittiva: la
magia comprende le azioni e i comportamenti rituali coi quali gli
uomini tentano di dominare cose e fatti che di norma si sottraggono
al loro potere di intervento. I maghi si servono d'oggetti e/o di
parole a quali attribuiscono efficacia automatica, meccanica.
L'effetto delle operazioni magiche viene raggiunto grazie a una
forza che è insita in esse.
MAGIA E RELIGIONE
Altri atti religiosi si distinguono
dalla magia soprattutto perché sono indirizzati ad esseri personali
sovraumani, mentre sono piuttosto secondari o assenti i contatti fra
uomo e mondo sovraumano raggiunti mediante operazioni magiche. Magia
e religione non si contrappongono allo stesso livello, ma la prima
va subordinata alla seconda. Per esempio la magia contrasta con
altri comportamenti religiosi quali la preghiera e il sacrificio. La
magia è un comportamento rituale che manifesta il potere dell'uomo
di raggiungere un determinato effetto con pratiche religiose
meccaniche, mentre la preghiera e il sacrificio sono espressioni
della dipendenza dell'uomo da forze e da esseri personali
sovraumani. In tutte le civiltà a noi note è presente, con
differente peso, il comportamento magico e non magico. La dicotomia
magia-religione, che in un modo o nell'altro percorre la scienza
della religione, rivela una mentalità etnocentrica, spesso
evoluzionistica, che considera la religione ebraico-cristiana come
prototipo.
FUNZIONE DELLA MAGIA
In molte culture, soprattutto nelle società prive di
scrittura, la magia fa parte dei fenomeni quotidiani della
religione; serve a spiegare certi fatti oppure a raggiungere certi
effetti. La magia ha una duplice funzione: è strumentale e
finalizzata. I riti magici sono accompagnati dalla credenza che con
essi si raggiunge un effetto sull'uomo e sull'ambiente. E'
espressiva o simbolica. Il compimento di riti magici mette in luce,
spesso ad insaputa dei partecipanti, contenuti di fede religiosa che
poggiano su una rappresentazione del mondo. La funzione espressiva
dei riti magici non deve essere stimata da meno di quella
strumentale. I riti magici svolgono il compito di rappresentare e di
stabilizzare sistemi culturali quali l'organizzazione sociale.
ELEMENTI DELLA MAGIA
Nella
magia si possono distinguere quattro elementi strutturali: a.
gli oggetti usati per l'operazione magica (“medicine”); b. le
parole e le formule magiche; c. il rito magico in sé; d.
infine le condizioni cui è soggetto il mago nel compiere i riti.
I tipi di oggetti usati sono molto vari; alcuni di essi possono
raggiungere direttamente l'effetto, es. bevande magiche (“pozioni
tossiche”); molte volte invece simboleggiano soltanto l'effetto
desiderato. Talvolta, ma non sempre, hanno grande peso parole o
formule magiche. Talvolta il risultato che si vuole raggiungere con
l'operazione magica dipende dall'esatta espressione della relativa
formula, ma in molti casi più che la forma delle parole magiche
conta il loro contenuto. Di norma le operazioni magiche si
accompagnano a formule rituali, e allora spesso lo svolgimento dei
riti rappresenta simbolicamente oppure anticipa il risultato
desiderato. Sovente, mentre compie il rito, il mago stesso è avvolto
in una rete di tabù e di prescrizioni purificatorie che è tenuto a
rispettare. Viene così, da un lato, sottolineata l'importanza di
talli azioni rituali e dall'altro, creata una fonte inesauribile di
potenziali fallimenti dei riti magici.
VARI TIPI DI MAGIA
In genere la magia non esprime valori: può essere usata per il
bene o per il male di una società o di una persona. La magia
bianca intende giovare alla società o al suo singolo membro; la
magia nera cerca invece di recare danno. Si distingue tra magia
positiva e negativa secondo se si mira a provocare oppure ad
allontanare un fatto. Secondo i metodi dell'operazione magica si
distinguono una magia analogica (imitativa, omeopatica) e una
magia contagiosa. La magia analogica si basa sul principio che il
simile agisce sul simile quella contagiosa sulla credenza che le
cose che una volta erano unite mantengono un legame anche dopo la
separazione. Vi è strettamente connesso il principio “pars pro
toto” ovvero che fra un oggetto e la sua riproduzione o una delle
sue parti esista un intimo contatto sicché l'azione esercitata su
queste si ripercuote sull'oggetto originario (per es. nella magia
figurativa).
INDAGINI MODERNE SULLA MAGIA
Da
quando, nel secolo scorso, ha preso avvio la ricerca etnologica
moderna, la magia è oggetto di una teoria religioso-etnologica
interessata quasi esclusivamente a definire il rapporto fra magia
e religione. E.B. Taylor (1871) definisce la religione come
credenza in essere spirituali, escludendo in tal modo la magia dal
concetto di religione. Magia e religione sono considerate parti di
un sistema concettuale superiore. In particolare, la magia viene
definita una pseudoscienza la quale postulerebbe che le operazioni
magiche e l'obiettivo cui tendono stiano in rapporto di
causa-effetto, mentre in realtà si tratta semplicemente di
un'associazione di idee. F.G. Frazer (1890 e in seguito) formula
la sequenza magia-scienza, facendo così della magia il primo
stadio della religione. B. Malinowski (1925 e in seguito) fa
consistere la differenza tra magia e religione nel fatto che la
prima mirerebbe a scopi concreti, mentre la seconda non sarebbe
estremamente finalizzata, contenendo in se stessa il proprio fine.
Per E. Durkheim (1912) il criterio di distinzione è dato dal
riferimento sociale. La religione sarebbe socialmente costruttiva,
il suo sacerdote avrebbe un riferimento sociale; il mago, invece,
avrebbe di mira il cliente sicché la magia è considerata egoistica
e di scarsa utilità sociale.
- “Chiunque fa queste cose è in abominio al
Signore” L'ammonimento biblico è oggi più attuale che mai.
Assistiamo ad un impressionante ritorno alle pratiche magiche.
Il fenomeno tende ad imporsi nella vita collettiva e personale
di migliaia d'individui, compresi gli stessi fedeli.
- Diffusione odierna della magia Alla
magia di matrice agricola e pre-industriale sedimentata nella
storia delle nostre popolazioni si sovrappongono oggi forme
divinatorie che si ammantano d'ibridi di cultura di “psicologia
selvaggia” e di riferimenti esoterici. Maghi e mistificatori,
falsi profeti e sedicenti illuminati plagiano adepti ed
estorcono denaro presentando come “rivelazioni” e “verità
segrete” concezioni di vita di una povertà sconvolgente e – quel
che è peggio – devianti dalla verità della fede. Gli operatori
di magia che si attribuiscono il potere di risolvere problemi di
amore, di salute e di ricchezze o pretendono di togliere il
“malocchio” o le “fatture” sono individui che reclamizzano se
stessi con inserzioni a pagamento sugli schermi televisivi. Non
è esagerato parlare di un'industria della magia”.
- Ragioni del fenomeno Come si spiega
che in un'epoca caratterizzata da uno sviluppo così ricco del
pensiero scientifico e razionale si verifichi una diffusione
tanto vasta d'attività di tipo magico-occultista? La crescita
del fenomeno, almeno in termini generali, può essere collegata
ad istanze esistenziali come il bisogno di concezioni
totalizzanti della vita, in grado di render ragione del mistero
che l'avvolge, la richiesta di liberazione dal dolore, dal male
e dalla paura della morte, la ricerca di rassicurazioni che
consentono di superare situazioni d'ansia e di paura. Le
incertezze del domani e il bisogno di punti di riferimento,
specie dopo la caduta del mito illuminista del progresso e il
crollo delle ideologie populiste e borghesi. Istanze reali e
drammatiche che conducono alcuni a scegliere sotto l'apparenza
del “soprannaturale”, attendendo da loro la soluzione agli
interrogativi e alle difficoltà del presente. Va in questa
direzione la confusa ricerca di “fatti straordinari e
miracolistici” reperibile nello stesso ambiente cristiano, una
ricerca che a volte si appella ad un falso misticismo o a
fenomeni di “rivelazioni private”, altere volte arriva
addirittura a volgersi a riferimenti demonologici, senza alcuna
ragionevole verifica e al di fuori di un'autentica maturità di
fede. Tra le cause del diffondersi della magia è infatti da
annoverare soprattutto una grave carenza di evangelizzazione
che no consente ai fedeli di assumere un atteggiamento
critico nei confronti di proposte che rappresentano solo un
surrogato del genuino senso religioso e una triste
mistificazione dei contenuti autentici della fede.
- Gravità del fenomeno Il fenomeno della
magia si presenta, peraltro, come notevolmente diversificato e
complesso: si va da forme generiche di superstizione a pratiche
magiche di diverso livello dalla divinazione allo spiritismo
fino ai gruppi e sette sataniche che organizzano riunioni e
messe nere. La sua attuale espansione costituisce un segnale
allarmante per il nostro stesso tempo. Come ha giustamente
osservato il cardinale J. Ratzinger: “ La cultura atea
dell'Occidente moderno vive ancora grazie alla libertà dalla
paura dei demoni portata dal cristianesimo. Ma se questa luce
redentrice del Cristo dovesse spegnersi, pur con tutta la sua
sapienza e con tutta la sua tecnologia, il mondo ricadrebbe nel
terrore e nella disperazione. Ci sono già segni di questo
ritorno di forze oscure mentre crescono nel mondo secolarizzato
i culti satanici ”.
DISTINZIONE OGGETTIVA TRA
RELIGIONE E MAGIA
Il
problema di una definizione della magia è per se arduo per la
varietà del fenomeno. Un dato fondamentale sembra tuttavia acquisito
tra gli studiosi: la distinzione oggettiva che deve essere
posta, sul piano antropologico-culturale, tra “religione” e “magia”.
La distinzione deriva dal diverso modo con cui le due esperienze si
rapportano al trascendente:
- la religione dice riferimento
diretto a Dio e alla sua azione, tanto che non esiste e non può
esistere esperienza religiosa senza un tale riferimento;
- la magia implica una visione del
mondo che crede all'esistenza di forze occulte che influiscono sulla
vita dell'uomo e sulle quali l'operatore (o fruitore) di magia pensa
di poter esercitare un controllo mediante pratiche rituali capaci di
produrre automaticamente degli effetti; il ricorso alla divinità –
quando c'è – è meramente funzionale, subordinato a queste forze e
agli effetti voluti.
La magia non ammette infatti alcun
potere superiore a sé; essa ritiene di poter costringere gli stessi
“spiriti” o “demoni” evocati a manifestarsi e a compiere ciò che
essa richiede Anche oggi chi ricorre alla magia non pensa anzitutto
a riferirsi a Dio – al Dio personale della fede e alla sua
provvidenza sul mondo – ma piuttosto a forze occulte impersonali,
sovraumane e sovramondane, imperanti sulla vita del cosmo e
dell'uomo. Da queste forze ritiene di difendersi con il ricorso a
gesti di scongiuro ed amuleti, o presume di carpirne i benefici con
formule di incantesimo, filtri o azioni collegate agli astri, al
creato e alla vita umana. Rientra in questo conteso il carattere
produttivo dell'azione magica, la quale non ammette – una volta
posta in atto secondo le modalità richieste – alcuna possibilità di
fallimento. Ciò avviene in svariate forme. C'è la magia imitativa,
secondo la quale il simile produce il simile: il versare dell'acqua
per terra porterà pioggia, il trafiggere gli occhi di un pupazzo
accecherà o farà morire la persona che esso rappresenta. C'è la
magia contagiosa, in base a cui il contiguo agisce sul contiguo o
una parte sul tutto, al punto che è sufficiente mettere in contatto
due realtà, animate o inanimate, perché una forza benefica o
malefica si trasmetta dall'una all'altra. Così il “toccare ferro” o
il “gettare il sale” terrà lontano da influssi negativi o da
iettature in relazione a virtù speciali affidate a questi elementi.
Esiste, infine, una magia incantatrice, la quale attribuisce un
potere particolare a formule o azioni simboliche, ritenute capaci di
produrre degli effetti evocati e da esse indicati.
La
magia, in qualunque forma sia espressa, rappresenta un fenomeno che
non ha niente a che vedere – sul piano oggettivo – con il genuino
senso della religione e con il culto di Dio; al contrario, è sua
nemica e antagonista. Giustamente la ragione scientifica
contemporanea (semplicemente la ragione elementare) considera la
magia come una forma di irrazionalità sia in rapporto alle
concezioni prelogiche a cui si richiama sia in ordine ai mezzi a cui
si affida o ai fini che persegue. Sull'origine della magia vi sono
opinioni diverse tra gli studiosi. Qualcuno ne individua la sorgente
in un'autosuggestione o “nevrosi ossessiva” dell'individuo o della
società. Qualche altro la spiega come reazione difensiva o distorta
dell'idea della provvidenza divina. Non manca chi, andando oltre,
arriva ad individuare nella magia l'espressione di una volontà di
potenza dell'uomo orientata all'attuazione del suo sogno archetipo:
essere Dio. Di fatto, qualunque sia la spiegazione da cui si
muove, con la credenza magica si manifesta una sorte di riedizione
di quella tentazione dei primordi che è stata all'origine del primo
peccato, presente nel cuore dell'uomo come tendenza e subdola
suggestione del tentatore, del diavolo.
POSSIBILITA' D'INFLUSSO DEL
PENSIERO MAGICO SUL COMPORTAMENTO RELIGIOSO Si deve peraltro
osservare che se religione e magia oggettivamente rappresentano due
fenomeni distinti, soggettivamente essi possono talvolta convergere
sotto alcuni aspetti; e questo può avvenire nella stessa vita dei
cristiani.
Il pensiero magico si caratterizza
per due attitudini essenziali: il sentimento del desiderio di
ottenere qualche cosa che non possiede o il sentimento di paura che
spinge a pensare di porre dei poteri occulti al proprio servizio, e
la netta separazione tra rito e vita. Per potere rispondere a queste
istanze, la magia, basandosi sulla credenza in forze misteriose in
grado di giungere al di là delle semplici cause fisiche naturali,
attiva dei rituali cui attribuisce un'efficacia diretta, a
prescindere da Dio e dalla sua azione, in ordine al conseguimento
dell'effetto intenso o sollecitato dal desiderio. L'operatività di
questi rituali non ha alcun rapporto, nella percezione del soggetto,
con il suo atteggiamento etico e con le sue opzioni esistenziali. A
causa della sua struttura fondamentale, infatti, la magia non
implica per sé alcun legame con le scelte morali della persona e con
i suoi doveri; un individuo può tenere un comportamento riprovevole
o vivere in situazioni di colpa, d'egoismo o d'odio, ma niente di
tutto questo, almeno in linea di principio, potrà essere
d'impedimento perché il rituale magico esattamente osservato o
instancabilmente ripetuto produca gli effetti che gli sono
attribuiti.
E' evidente che l'autentico
significato della religione e, soprattutto, la nozione cristiana di
liturgia non hanno niente a che vedere con queste componenti del
pensiero magico. Nonostante ciò soggettivamente, si possono creare
delle sovrapposizioni e perfino delle collisioni. Proprio perché
l'origine della magia non sta nella ragione, ma nel sentimento,
anche nel credente si può verificare una dissociazione dello stesso
tipo: con la ragione egli è consapevole di porre in atto dei gesti
cristiani nei quali sa che opera Dio e la sua grazia, ma sul piano
del sentimento ciò che sta funzionando in lui può essere
un'attitudine di tipo magico, legata solo al desiderio di ottenere
qualcosa o di sfuggire ad una forza impersonale di cui ha paura.
Considerazioni analoghe valgono per la concezione del gesto
sacramentale quando sia inteso in un modo automatico, al dio fuori
di una corretta concezione di Dio e del sacramento stesso, o sia
separato dalle disposizioni di fede e dalla risposta di vita che si
esige. Il rito sacramentale nel quale è all'opera la grazia di
Cristo esige il coinvolgimento personale del credente e
l'adeguazione della vita a quanto si proclama con l'atto celebrativo
e si riceve un dono da Dio. Da questi pericoli volgiamo mettere in
guardia, sussiste, infatti, un rapporto inseparabile tra fede, culto
ed esistenza cristiana.
MAGIA BIANCA E MAGIA NERA
Tradizionalmente si soliti distinguere tra magia bianca e
magia nera. La distinzione ha un suo significato, specialmente per
il diverso livello di responsabilità morale a cui rimanda.
La dizione di magia bianca può
essere riferita a due pratiche molto diverse fra loro. Si può
intendere con essa l'arte di operare prodigi con mezzi naturali; in
questo senso equivale ai giochi di prestigio o ai fenomeni di
illusionismo. E' evidente che una simile arte – purché non si compia
con mezzi illeciti e non sia indirizzata a fini disonesti – è per se
innocua e legittima. Altro è invece se, per magia bianca, si
intendono forme di intervento che presumono di mirare a scopi sia
pure benefici come il ripristino di un rapporto di amore, la
guarigione da una malattia, la risoluzione di problemi economici e
così via, ma il ricorso all'uso di mezzi inadeguati come talismani e
amuleti, portafortuna e filtri, credenze di combinazioni di carte,
persone o eventi, oppure con il riferimento a pratiche mediche
centrate su arti occulte o poteri “sovraumani”. E' chiaro che in
questo caso entrano in gioco sia forme di superstizione che truffe e
comportamenti ingannevoli, contrari alla natura stessa della fede e
quindi illeciti e inaccettabili, quando non addirittura pericolosi
per la stessa integrità psico-fisica e la vita morale di coloro che
ne sono vittime. Ma quel che è più grave ancora è che, con queste
pratiche (anche se la gravità è articolata, trattandosi pur sempre
di peccato mortale che va contro i primi due comandamenti e tutta la
Parola di Dio e gli insegnamenti di Cristo e della Chiesa), si va a
contatto con i demoni (Lettera di San Paolo agli Efesini, capitolo
6, 10 e seguenti).
Ancora
più grave è la magia nera. Essa si richiama, in modo diretto o,
indiretto a poteri diabolici e comunque presume di agire sotto un
qualche loro influsso. Di norma, la magia nera è indirizzata a scopi
malefici (procurare malattie disgrazie, morte) o ad influenzare il
corso degli eventi a propria utilità, specialmente per conseguirne
vantaggi personali come onori, ricchezze o altro. Si chiama magia
nera per i metodi a cui ricorre e per i fini che persegue. Questa
forma di magia e una vera e propria espressione d'anticulto,
indirizzata a far diventare i suoi adepti servi di satana. Rientrano
in essa tutti quei riti esoterici, a sfondo satanico che hanno il
loro apice nelle cosiddette messe nere. Una simile forma magica di
fatto, non si esprime senza un influsso del “padre della menzogna” (Gv
8,44), il quale – come insegna la Scrittura – tenta in tutti i modi
di deviare l'uomo dalla verità e condurlo all'errore e al male (1Pt
5,8), nonostante la sconfitta subita con la venuta del Figlio di Dio
nel mondo (Lc 10,18) e il trionfo glorioso della sua Resurrezione (Fil
2,9-11).
PARAPSICOLOGIA
Parapsicologia è il termine che, dal
congresso di Utrecht del 1953, ha sostituito quello di metapsichica,
adottato da Ch. Richet nel 1912, per designare la disciplina che
studia, secondo le regole della metodologia scientifica, quei
fenomeni che in tempi passati sono stati definiti "occulti" e
variamente denominati come "lettura del pensiero", "veggenza",
"profezia", "infestazione", "seconda vista".
Nel suo procedere la parapsicologia adotta due metodi principali: il
metodo clinico, cioè lo studio dei fenomeni che si producono
spontaneamente in ambienti "naturali", e il metodo sperimentale,
basato sulla loro riproduzione in ambienti controllati e sullo
studio sistematico delle loro caratteristiche. Lo scopo della
ricerca parapsicologica moderna è di ottenere una comprensione di
questi fenomeni che non si fondi sulle credenze occultistiche e
spiritiche a cui essi sono stati finora arbitrariamente ricondotti,
ma piuttosto su una teoria generale e logicamente coerente, derivata
dall'osservazione empirica.
Dallo studio dei fenomeni paranormali spontanei, la parapsicologia.
ha derivato due ipotesi generali, quella della percezione
extrasensoriale e quella della psicocinesi. Secondo la prima
ipotesi, gli organismi viventi, e in particolare l'uomo, hanno la
capacità di percepire la realtà esterna, oltre che con gli apparati
sensoriali tradizionalmente riconosciuti, anche con processi da
questi indipendenti. L'ESP si attua secondo tre diverse modalità:
telepatia (percezione di fenomeni mentali di altri organismi
viventi), chiaroveggenza (percezione di stati di fatto non mentali)
e precognizione (percezione di fenomeni mentali o di stati di fatto
futuri). L'ipotesi della psicocinesi dice invece che gli organismi
viventi hanno la capacità di influire su sistemi fisici senza il
concorso delle normali modalità motorie o di altre caratteristiche
fisiche a esse inerenti (come p. es. il calore corporeo).
Fenomeni d'interesse parapsicologico risalgono a tempi molto antichi
e se ne trovano resoconti in una vasta letteratura, ma è solo nella
seconda metà del sec. XIX che vengono prese iniziative di studio
critico. In questo senso appaiono tuttora interessanti i contributi
di singoli studiosi quali W. Crookes, C. Flammarion, C. Lombroso, C.
Richet e altri, e quelli, più sistematici e continuativi, di società
private sorte con la precipua finalità di stabilire l'autenticità o
meno di tali fenomeni. Tra queste vi è, prima fondata (1882), la
2Society for Psychical Research" di Londra, seguita poi da analoghe
istituzioni in altri Paesi occidentali.
Nel 1935 W. McDougall e G. B. Rhine crearono negli Stati uniti il
"Laboratorio Parapsicologico della Duke University" . Qui un
ristretto gruppo di ricercatori guidato da Rhine dette inizio a
estese indagini sulla percezione extrasensoriale, avvalendosi delle
classiche carte di Zener: l'indagine consiste nell'analizzare la
consistenza di fenomeni di telepatia, chiaroveggenza e precognizione
per soggetti sottoposti a test d'indovinamento dei simboli Zener.
Gli anni Cinquanta e Sessanta vedono un rinnovato interesse per la
percezione extrasensoriale, di cui si cercano i rapporti con la
personalità e gli atteggiamenti dei soggetti, e con i legami
affettivi che essi stabiliscono.
Verso la metà degli anni Sessanta si afferma la tendenza ad
abbandonare lo sperimentalismo rigido del periodo precedente:
mentre, grazie soprattutto all'introduzione di ausili tecnici di
vario genere, l'indagine clinica risorge su basi più solide dando
quei contributi di carattere qualitativo che il puro esperimento
nega.
La ricerca sperimentale comincia ad abbandonare la classica tecnica
rhiniana delle carte Zener, preferendo le condizioni più motivanti e
coinvolgenti per i soggetti: risalgono a questo periodo le
esperienze di telepatia "onirica" di S. Krippner e M. Ullman, le
esperienze di H. Schmidt con casualizzatori elettronici di alta
precisione, le ricerche di altri studiosi volte a stabilire i
rapporti tra percezione extrasensoriale e stati di coscienza.
Negli ultimi decenni il movimento parapsicologico si è
caratterizzato per una diffusione mondiale e un pluralismo di
indirizzi di ricerca imprevedibile all'epoca pionieristica dei primi
studi rhiniani.
Degna di menzione è l'esistenza di un'associazione professionale
internazionale dei parapsicologi, la "
|